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giovedì 25 ottobre 2012

FESTA DELLA SOLIDARIETA': RACCOLTA FONDI PER LA COMUNITA' EDUCATIVA SCURPIDDU


Quando musica e cultura si incontrano per una buona causa tutto diventa possibile. Anche che "Scurpiddu", il protagonista della novella di Luigi Capuana, dopo anni di vagabondaggio, privo di figure genitoriali di riferimento, trovi finalmente una casa accogliente che possa riscattarlo socialmente ed emotivamente.
Per la stagione 2012-2013, l’Oda Teatro e la compagnia teatrale Cerchio di Gesso di Foggia hanno deciso di sostenere la nascente Comunità Educativa “Scurpiddu”, che a breve aprirà i battenti  per accogliere fino ad un massimo di 10 ragazzi di sesso maschile, in situazione di disagio personale e/o familiare, d’età compresa tra i 14 ed i 21 anni, allontanati temporaneamente dalle proprie famiglie d'origine a seguito di provvedimento del Tribunale per i Minorenni o del Tribunale Ordinario.  
Sabato 27 Ottobre, presso l'Oda Teatro, a partire dalle ore 18, nell’ambito della Festa di Apertura della stagione 2012-2013 del Teatro Famiglia e del progetto “Merende a Teatro”, organizzato come ogni anno dalla compagnia Teatrale “Il Cerchio di Gesso”, che quest’anno verterà sul tema del riciclo e della sostenibilità, gli operatori della Cooperativa Sociale “Scurpiddu” ed i volontari dell’Associazione “G.A.A.S.” coinvolgeranno bambini e famiglie con “mini olimpiadi dei giochi popolari tradizionali” (corsa coi sacchi, tiro alla fune, bandierina) e "giochi ecologici" per la promozione della raccolta differenziata. Durante la festa, il Cerchio di Gesso inaugurerà l’isola ecologica con il sostegno di Puglia Recupero. E come sempre….Merenda per tutti. A partire dalle ore 20,30,  avrà luogo  l’evento “Una casa per Scurpiddu”, organizzato dalla Cooperativa Sociale Scurpiddu e dalle Associazioni di volontariato “G.A.A.S.” e “Fratelli della Stazione”, una festa all’insegna della beneficenza e della buona musica locale con artisti “made in Foggia” che suoneranno dal vivo sul palco dell'Oda Teatro, a titolo totalmente gratuito, per raccogliere fondi a favore della suddetta comunità. Le band e i musicisti che suoneranno durante la serata sono: Madame Butterfly & Mr Bear, Domenico Schiavarelli e Silvano Bluesman, Africa Sen Sabar, Family Legend,  Ras Bamba e Nicola Briuolo. 
Il tutto accompagnato da  bevande fresche, vino e tarallucci. Il ricavato verrà utilizzato interamente per arredare la nuova struttura. L’ingresso è libero ma confidiamo nella generosità di coloro che vorranno contribuire alla costruzione della comunità educativa “Scurpiddu”, un progetto che avrà importanti ricadute sociali in termini di solidarietà, accoglienza e legalità.  Siete tutti invitati a portare amici e conoscenti per una piacevole serata di divertimento e solidarietà.

Anna la Cecilia


martedì 4 ottobre 2011

XIV GIORNATA DI STRADA: I RE-SIDENTI PROTAGONISTI DEI "CANTIERI ANIMATI"


“C’era una volta, in un tempo lontano, un regno chiamato Concordia che non aveva un re, o meglio, non ne aveva uno  solo, ma tanti: i Re Sidenti, sovrani dell’ordine e della pace.”

Animare i cantieri, per conoscere attraverso il gioco ed informare la comunità sui nuovi servizi offerti dai centri nascenti. Animare la piazza per riappropriarsi degli spazi cittadini creando momenti condivisi di socialità.
Questo il senso della XIV Giornata di Strada dell’Operazione Scurpiddu, intitolata “Cantieri animati”, svoltasi questa mattina 02 Ottobre 2011 nella piazza del Carmine Vecchio, gremita di cittadini interessati e curiosi e di bambini allegri e rumorosi, proprio in prossimità del nuovo Centro Diurno per Minori.
Come ha dichiarato Benvenuto Grillo, Presidente del Gruppo di Azione e Animazione Sociale “rendere partecipe la cittadinanza rispetto a ciò che le istituzioni stanno ponendo in essere significa promuovere nei cittadini la presa in carico comunitaria del disagio”.
La manifestazione, organizzata dal G.A.A.S. con la collaborazione di numerose associazioni locali, si è aperta con una divertente caccia al tesoro, intitolata “A caccia di diritti” che, a partire dalla favola “I Re-Sidenti di Concordia”, ha impegnato tutti i bambini nella ricerca del tesoro perduto dai Residenti: un baule contenente la “Convenzione sui Diritti dell’Infanzia”. Questi ultimi, dopo aver costruito la corona regale realizzata con cartoncini colorati e nastro dorato, al termine della caccia sono stati investiti del titolo di “Cittadini-Residenti responsabili”, difensori della città e sapienti conoscitori dei diritti dei bambini, nel corso di una vera e propria Cerimonia di Incoronazione, messa in scena dalla Scuola di Arti Sceniche “Luci in Scena”. La Cerimonia simbolica ha visto anche la partecipazione del Sindaco Gianni Mongelli, immortalato in una foto ricordo.


Gli adulti, mentre i bambini erano impegnati tra indovinelli e prove da superare, hanno potuto informarsi, presso l’apposito punto informativo, sui tre nuovi centri nascenti nella città di Foggia, presentati dal Comune e finanziati dalla Regione Puglia.
Nello specifico i progetti prevedono la riconversione dell'ex-Gil in un Centro di Mediazione Civile e Penale, dell'ex II Circoscrizione Cattedrale in un Centro Diurno per Minori e dell'ex Carcere di Sant'Eligio in un Centro di Accoglienza per persone senza fissa dimora.
Numerosi gli stand delle associazioni ed enti partner, che hanno presentato ai partecipanti le loro iniziative: “Libera”, “Fratelli della Stazione”, “Emergency”, “Amnesty International”, “Luci in Scena”, “Musica è”e la Rivista di Pedagogia politica “Educazione Democratica”. Il rappresentante di quest’ultima, Antonio Vigilante, ha raccolto le iscrizioni al Corso “Il Mercato delle esperienze”, organizzato insieme al G.A.A.S. e finanziato da Ce.Se.Vo.Ca, articolato in 10 incontri incentrati sul tema “educazione e sviluppo comunitario”, che si terranno dal 25 Ottobre al 12 Novembre 2011 nei locali della Pinacoteca 9Cento, in via Marchese De Rosa.(per info telefonare al 3204094562 o al 3202341597).
Alla Giornata hanno preso parte anche la “Cooperativa Sociale Aura” che si occupa dell’accoglienza dei minori a rischio devianza con l’ordine dei Murialdini di San Michele, rappresentata dall’educatore Vincenzo Tria, e l’Ipab dell’Addolorata, promotore del progetto per i senza fissa dimora, rappresentato dal Dott. Alfonso De Pellegrino.
Presente inoltre un banchetto della ASL di Foggia, con cui il G.A.A.S. ha sottoscritto un protocollo d’intesa finalizzato ad attivare azioni di monitoraggio ed orientamento delle popolazioni immigrate rispetto ai servizi sanitari offerti dal territorio.
La giornata di festa è terminata con uno spettacolo di danze popolari a cura dell’ Associazione Culturale “Musica e’”, che ha trascinato grandi e piccini dentro un cerchio di musica e balli.


Qui di seguito la favola "I Re-Sidenti di Concordia" che ha aperto la caccia al tesoro:

C’era una volta, in un tempo lontano, un regno chiamato Concordia che non aveva un re, o meglio, non ne aveva uno  solo, ma tanti: i Re Sidenti, sovrani dell’ordine e della pace. Ogni giorno, quando il sole ancora sbadigliava sulla testa, il popolo si radunava davanti al Tempio delle Parole per organizzare feste, escursioni e spedizioni di pulizia  tra le strade del regno. Al calar della sera, quando la timida luna arrossiva nel cielo, i Re-Sidenti si riunivano in cerchio nel Grande Consiglio di Concordia e, nella calda intimità della pietra e del fuoco, discutevano di grandi progetti futuri e delle opere da realizzare per rendere il regno sempre più bello e giocoso. Le mamme, dopo essersi prese cura dei loro bambini e dell’ambiente, raccontavano alle altre mamme le loro fatiche quotidiane, per poi danzare appagate e stremate intorno al fuoco, a ritmo di pifferi e tamburi . I nonni narravano ai bambini storie lontane di barche e marinai, boschi e contadini  e  favole antiche di fantasmi e guerrieri. Ogni volta c’era qualcuno disposto ad ascoltare, consigliare, proteggere e far sorridere chi era in difficoltà. Nessuno era mai solo e sebbene ognuno avesse una casa propria fatta di panna e cioccolato, i Re Sidenti trascorrevano la maggior parte del loro tempo in piazza insieme agli altri. Mentre gli adulti chiacchieravano, i bambini giocavano allegramente in strada, nei parchi o nei cortili, dipingevano il regno coi colori dell’arcobaleno  e poi, stanchi della terra, volavano sulle altalene come farfalle toccando il cielo un dito. I bambini ricoprivano un ruolo importantissimo nel Regno: erano considerati esseri  illuminati. Prima di prendere una decisione importante per il futuro di Concordia  il Gran Consiglio dei Grandi si consultava con Il Piccolo Consiglio dei Piccoli, ascoltava con attenzione ogni pensiero, idea o necessità che i bambini esprimevano , convinti che il loro contributo sarebbe stato molto utile per fare scelte migliori per tutti.
 I Re-sidenti del Regno di Concordia erano davvero felici, si amavano e rispettavano l’un l’altro e nessun problema o conflitto turbava la loro serenità poiché ogni difficoltà veniva affrontata e risolta insieme. Ma la gente di Concordia nascondeva un prezioso segreto, tanto ambito dagli altri regni vicini: possedeva uno scrigno pieno zeppo di diritti! Ognuno era padrone dei propri diritti, li conosceva uno ad uno e si muoveva  percorrendo la strada da essi  indicata per vivere bene con se stessi e con gli altri.
Ma…. in un giorno d’eclisse il popolo dei Contrari entrò di soppiatto nel loro Regno e rubò tutti i diritti. Da quel momento nulla fu più come prima. I Re-sidenti non avevano più un tetto sotto cui dormire né un posto in cui giocare, ognuno si era chiuso nel suo dolore e nella sua solitudine, i problemi diventarono pietre e poi montagne insormontabili che separarono irrimediabilmente  i Re-Sidenti tra loro. Ormai il disordine, i contrasti ed i litigi facevano da cattivo padrone tra la gente di Concordia, che aveva smarrito la strada per stare bene insieme. Gli invasori, però, avevano dimenticato di rubare  il diritto di cercare………

Il vostro compito sarà quello di aiutare i Re Sidenti a ritrovare i loro diritti violati. Per aiutarli dovrete superare otto  prove, al termine delle quali troverete un meritato tesoro, promesso dal popolo di Concordia tanto tempo fa…..

Abbiamo realizzato per voi due piccoli video con le foto della XIV Giornata di Strada, uno nella versione veloce ed amatoriale, l'altro nella versione lenta e professionale. Buona visione!






Anna la Cecilia



lunedì 11 aprile 2011

Merenda a teatro: Ultimo giro di favole intorno al mondo


“C'era una volta un pastore che aveva il compito di fare la guardia ad un gregge di pecore. Per divertirsi, il pastore ogni notte si metteva a gridare "Al lupo! Al lupo!" in modo che la gente del paese si svegliasse ed andasse in suo soccorso. Ma quando una notte il lupo arrivò davvero, nessuno andò ad aiutarlo poichè si pensò che fosse un altro dei suoi scherzi, ed il pastore morì con il suo gregge…”

Dopo un lungo “girotondo di favole”  intorno al mondo alla scoperta di costumi, paesaggi e tradizioni di terre lontane, la rassegna teatrale “Merenda a teatro: Storiesconfinate”,  organizzata dal Teatro Pubblico Pugliese e dal Cerchio di Gesso, in collaborazione con la Cooperativa Scurpiddu e l’Associazione G.A.A.S.,  è giunta al suo termine.


Sabato 9 Aprile 2010 l’ultimo dei 6 appuntamenti interamente dedicati ai bambini ed alle famiglie, ci ha ricondotto a casa, in Italia, con la favola “Al lupo!Al lupo”, tratta dalla collana bilingue delle Edizioni Carthusia.


Dopo aver ripercorso e commentato scherzosamente i Paesi esplorati nei precedenti incontri (Algeria, Filippine, Romania, Perù, Senegal) il prof.Mappamondo, interpretato da Vito De Girolamo, ha presentato l’Italia, terra di inestimabili bellezze artistiche, archeologiche e paesaggistiche. Poi “tutti giù per terra” ad ascoltare la favola.. 

“ In un villaggio viveva un piccolo pastore che di notte doveva fare la guardia alle pecore…”

Le luci si spengono e gli animi si accendono insieme alla  musica di Matteo Salvatore, il compianto cantastorie di Apricena, che fa da sottofondo alla voce narrante delle attrici Simona Gonnella e Jelly Chiaradia.
La favola comincia, mentre sullo sfondo il pastorello, interpretato da Francesca D'Ippolito,  gioca a campana ed irrompe impertinente tra il pubblico,  con i suoi scherzi burleschi.

La filastrocca finale chiude la lettura animata con una morale in rima:

“Dire una bugia ti sembra forse un gioco ma non è, davvero, cosa da poco. Nasce piccolina, ma per camminare cresce, se raccontare una bugia ancora ti riesce. Perché dopo un po' di tempo ti ci perdi anche tu, in un racconto che devi allungare sempre più. Per non parlare poi di quella sensazione che ti fa sentire strano, una strana emozione. Perché se sbagli il tuo racconto, di cui poi non sei più certo, che figura farai ad essere scoperto! Perciò se un giorno ne sarai tentato, per scampare magari un pericolo immediato,ricordati che la bugia ha sempre una falla e che la verità prima o poi viene a galla!"


Dopo il meritato applauso agli interpreti, la meritata merenda con un ricco buffet di dolci per festeggiare insieme i 20 anni di attività del Cerchio di Gesso e la conclusione di questo primo ciclo di “Merende a Teatro”.


Ma il pomeriggio non finisce qui.  Come di consueto, non poteva mancare il laboratorio eco-creativo organizzato dalla Cooperativa Sociale Scurpiddu e dall’Associazione G.A.A.S.
I bambini insieme ai genitori hanno realizzato dei bellissimi “quadri materici” utilizzando un’ampia gamma di materiali di scarto, che hanno poi riposto all’interno della “Galleria d’Arte” di cartone.

In occasione della “festa interetnica”, inoltre, è stata organizzata una mostra di tutti i lavori realizzati dai bambini nel corso dei sei appuntamenti mensili e dei pannelli scenografici tridimensionali raffiguranti i sei ambienti geografici oggetto dei percorsi di lettura, ideati e realizzati dalla Cooperativa Scurpiddu e dall’Associazione G.A.A.S..


I pannelli sono disponibili all’Oda Teatro per chiunque voglia utilizzarli per scopi didattici (contattare il 320 4094562).
Ai fedelissimi compagni di viaggio delle "Merende a Teatro" non resta che aspettare la prossima stagione teatrale con un nuovo “giro di favole” intorno al mondo, da ascoltare, giocare e gustare insieme in quella grande e magica famiglia senza età che è il Teatro.

Anna la Cecilia

martedì 5 aprile 2011

Festa Interetnica all'Oda Teatro : ultima Merenda con "Al lupo!Al lupo!"



Il viaggio interculturale intorno ai continenti con le favole dei diversi paesi del mondo, raccolte dalla casa editrice Carthusia, giunge alla sua ultima tappa.
Sabato 9 Aprile 2011, a partire dalle ore 17:30, presso l'Oda Teatro,  la “Merenda a teatro” della Compagnia Teatrale “Cerchio di Gesso”, con le sue “storie sconfinate”, ci riconduce in Italia con la favola “Al lupo!Al lupo!”.
Come nei precedenti appuntamenti, dopo la simpatica introduzione al Paese di appartenenza della favola del prof. Mappamondo, seguirà la lettura animata della Favola a cura delle attrici Mariantonietta Mennuni e Jelly Chiaradia.
Il pomeriggio proseguirà con una gustosa merenda e con l’atelier di creatività eco-sostenibile organizzato dalla Cooperativa Sociale Scurpiddu e dall’Associazione G.A.A.S. che guideranno genitori e bambini nella costruzione di un piccolo manufatto rappresentativo dell’Italia, alla scoperta del potenziale ludico-creativo dei materiali di riciclo.
In occasione dell’ultimo appuntamento con le “Merende a teatro” è prevista una grande “Festa Interetnica” che coinvolgerà tutti i compagni di viaggio provenienti dai diversi paesi attraversati (Algeria, Romania, Filippine, Senegal, Perù, Italia).
l’Oda Teatro si trasformerà in una Galleria d’Arte in cui verranno esposti tutti i lavori  realizzati dai bambini durante il percorso insieme. Verranno inoltre allestiti i pannelli scenografici tridimensionali corrispondenti ai sei ambienti geografici oggetto dei percorsi di lettura, ideati e realizzati dalla Cooperativa Scurpiddu e dall’Associazione G.A.A.S.
Prenderà così vita “Il Villaggio Globale Mondolandia”, il libro gigante di cartone raffigurante la grande città interetnica, una città senza confini in cui convivono e si intersecano, sconfinando nel mondo dell’altro, etnie, tradizioni, costumi e paesaggi diversi.
La prenotazione è vivamente consigliata, chiamando al numero 0881 663147


 Anna la Cecilia

domenica 27 marzo 2011

Merende a teatro: un pomeriggio da favola in Perù


"Ti voglio bene come il sale e lo zucchero" disse la principessa al Re. Il Re andò su tutte le furie e cacciò Esmeralda dal Regno. Esmeralda così partì alla ricerca di fortuna e arrivò in una città dove ...”

Comincia così il viaggio della protagonista della fiaba peruviana “Il sale e lo zucchero”, tratta dalla collana “Storiesconfinate”della casa editrice Carthusia, messa in scena Sabato 26 Marzo dagli artisti del Cerchio di Gesso , nell’ambito del percorso interculturale “Merende a teatro”.

Per un primo assaggio conoscitivo, il professor Mappamondo, accompagnato dai suoi due assistenti, ha introdotto il Paese della fiaba mostrando ai bambini immagini rappresentative del Perù.

Anche questa volta, ad esaltare il gusto della narrazione, non sono mancate scenografie suggestive, giochi di luce e musiche coinvolgenti. Ingredienti indispensabili, come il sale e lo zucchero, per un pomeriggio da sogno nelle magiche atmosfere del Perù.



Dopo l'emozionante  interpretazione degli attori del Cerchio di Gesso, tutti intorno al tavolo delle merende,  in uno spazio scenico allestito con abiti tradizionali del Perù, a fare uno spuntino con pane e nutella, succo di frutta ed un dolce tipico peruviano: riso con latte e zucchero.

A conclusione dell’incontro, spazio al "fare" ed alla creatività con il consueto laboratorio ludico-espressivo a cura della Cooperativa Sociale Scurpiddu e dell'Associazione di Volontariato G.A.A.S. Bambini e genitori insieme hanno costruito un piccolo oggetto ispirato ai costumi tradizionali del Paese della favola, un cappellino peruviano realizzato con rotoli di cartone, ovatta, stelle filanti e lana colorata.



Sabato 9 Aprile il lungo viaggio attraverso i contenenti del mondo giungerà al capolinea. 
L’ultimo dei sei appuntamenti, che ci condurrà in Italia con la fiaba “Al lupo!Al lupo!”, prevede una grande festa interetnica ed una mostra finale. 
Nell'occasione verranno esposti i lavori realizzati dai bambini ed i pannelli scenografici tridimensionali, raffiguranti i paesaggi dei paesi di provenienza delle favole, realizzati dalla Cooperativa Scurpiddu con materiali di uso quotidiano.






Anna la Cecilia

venerdì 25 marzo 2011

Merenda a teatro: Sabato all'Oda con la favola peruviana "Il sale e lo Zucchero"



Sabato 26 Marzo 2011 alle ore 17:30 presso l’Oda Teatro quinto e penultimo appuntamento con la ‘Merenda a teatro’ e con il reading del Cerchio di Gesso intitolato ‘Il sale e lo zucchero’, dedicato questa volta al Perù.
La fiaba peruviana è tratta dalla collana “Storiesconfinate” della casa editrice “Carthusia” che collabora con il Cerchio di Gesso in questo percorso interculturale di esplorazione dei Paesi del mondo, volto ad allietare non solo le pupille ma anche le papille gustative, che terminerà Sabato 9 Aprile con la mostra del "Villaggio Globale".


Come negli appuntamenti precedenti, dopo la simpatica introduzione del prof. Mappamondo che con la sua bacchetta ci mostrerà le immagini più rappresentative del Perù, seguirà la lettura animata della favola da parte degli artisti della compagnia teatrale che, accompagnati dalle musiche tradizionali del Sud America, condurranno bambini e genitori in un viaggio fantastico nell’antica e variopinta terra del Perù.


A coronamento dell’incontro una gustosa merenda con l’assaggio di un dolce tipico peruviano e la realizzazione di un piccolo manufatto ispirato al Paese della fiaba,  a cura dell’Associazione G.A.A.S. e della Cooperativa Sociale Scurpiddu.


Il percorso interculturale di animazione teatrale del libro si inserisce  nell’ambito della stagione teatrale per le famiglie 2010-11 ‘Teatro su misura’, all’interno del progetto 'TEATRI ABITATI: una rete del contemporaneo' finanziato dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) Asse IV azione 4.3.2, affidato dalla Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo al Teatro Pubblico Pugliese.


I biglietti saranno disponibili presso il botteghino dell’Oda Teatro venerdì 25 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 e sabato 26 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 16 in poi, corso del Mezzogiorno, II traversa, Foggia, oppure online sul sito www.bookingshow.com e nei punti vendita convenzionati del circuito presenti in città.


La prenotazione è obbligatoria.

Anna la Cecilia

domenica 20 febbraio 2011

Assaggi d'Africa all'Oda Teatro


Ogni luogo  ha la sua favola. Ed ogni favola conserva dentro sé colori, suoni, profumi e tradizioni del Paese d’origine.

Di paese in paese, di storia in storia, di gusto in gusto, il quarto sei appuntamenti mensili di “Merenda a teatro – Storie Sconfinate”, rassegna di favole provenienti da diverse parti del mondo, ci ha condotto in Africa, nel cosidetto, impropriamente, “continente nero”, terra di colori caldi e di tramonti accesi di rosso e d’arancio. Africa “bella come la luna e allegra come il sole”, proprio come Kumba, la protagonista della favola senegalese “Chi sposerà Kumba?”, messa in scena Sabato 19 Febbraio all’Oda Teatro dagli attori della Compagnia Teatrale “Cerchio di Gesso”. 
Come di consueto i bambini, accompagnati da nonni e genitori, sono stati accolti all’interno di uno spazio ludico allestito all’ingresso dell’Oda Teatro, nel quale hanno potuto disegnare, colorare e familiarizzare con i libri, in attesa dell’arrivo del simpatico “professore” dallo strano accento straniero.
Dopo una breve presentazione del continente di provenienza della favola, attraverso immagini rappresentative della cultura africana, lo spettacolo ha avuto inizio. Tutti giù per terra,  intorno al palco, catapultati dentro la rovente atmosfera del “continente dai mille colori”, per un emozionate assaggio letterario dell’Africa.

“Tanto tempo fa tre amici vivevano nello stesso villaggio e amavano lo stessa ragazza…. “

I bambini, trasportati dal vortice tribale di parole e musica, hanno seguito la danza dei corpi e delle voci narranti, lenta e cadenzata, con grande attenzione e rispettoso silenzio, presto tramutatosi in allegro chiacchiericcio dinanzi al tavolo delle merende. Le favole, se ben narrate, aprono la mente ma anche lo stomaco. E l’Africa merita di essere degustata e decantata anche per i suoi sapori e profumi speziati.
Terminata la storia il pubblico dell’Oda Teatro è stato invitato ad avvicinarsi al “tavolo della merenda” , apparecchiato per l’occasione con  prodotti dell'artigianato tradizionale africano : statue e maschere di legno,  strumenti musicali,  abiti, stoffe ed allegri quadri etnici.
Oltre ad una dolce merenda a base di pane e nutella e succo di frutta, i piccoli spettatori-commensali, con i loro genitori, hanno assaporato un dolce tipico del Senegal fatto con cous cous e pezzi di frutta.

Per finire, con la pancia piena, i bambini hanno realizzato dei piccoli manufatti ispirati alle tradizioni del paese della favola nel  laboratorio ludico-creativo curato dall’Associazione G.A.A.S. e dalla Cooperativa Sociale Scurpiddu che,  con l’ausilio di materiali di facile reperibilità casalinga quali bicchierini in polistirolo, elastici, guanti in lattice e carta stagnola, hanno guidato bambini e genitori nella  costruzione di un piccolo djembè, tipico tamburo a calice originario dell’Africa Occidentale, collocato come di consueto all’interno dei pannelli scenografici, raffiguranti paesaggi africani, realizzati dalle atelieriste del G.A.A.S. con materiali di scarto e di uso quotidiano. 



Il prossimo viaggio letterario e culinario attraverso le favole del mondo ci condurrà in Sud America con la Favola “Il sale e lo zucchero” (Perù). 
Vi aspettiamo Sabato 26 Marzo 2011, alle ore 17,30, presso l’Oda Teatro. 

Anna la Cecilia

venerdì 5 novembre 2010

DALLA MEMORIA PERDUTA ALLA MEMORIA RITROVATA: INDAGINI E SCAVI IN PIAZZA DE SANTIS – FOGGIA


Sostenere iniziative pubbliche e private volte alla tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale sotterraneo. Questo il lungimirante proposito del Consorzio Giù la testa (Sertur Consulting s.r.l, Cooperativa Sociale Scurpiddu, Studio Stasolla, Centro Studi "Giovanni Scillitani", Associazione di artisti POCS-Project for Open and Closed Space Scultpure Association, Prometeo-Agenzia Formativa), un gruppo di soggetti privati formatosi a Foggia per dare continuità all’omonimo evento culturale “Giù la testa. Foggia Sotterranea” realizzato negli anni 2008 e 2009.
Lo scorso 3 Novembre 2010 nel corso della Conferenza Stampa tenutasi all’aperto, nello spazio antistante il Bar 2000, il suddetto Consorzio ha presentato alla cittadinanza il progetto “La memoria perduta, la memoria ritrovata. Indagini e scavi nell’Ipogeo in Piazza De Santis – Foggia”. L’iniziativa mira al rinvenimento ed allo studio di elementi concreti utili ad una ricomposizione delle vicende storiche risalenti alle origini della città.
Le indagini archeologiche, già in corso, si realizzeranno sotto la direzione scientifica del Dipartimento di Scienze Umane dell’Ateneo dauno e riguarderanno, appunto, l’ambiente sotterraneo rinvenuto già negli anni 30 sotto Piazza De Santis.
Progetto ambizioso e innovativo nelle sue modalità partecipative, come emerge dal programma delle attività di indagine, sensibilizzazione ed animazione sociale, che faranno da cornice ai 20 giorni di scavo nel sottosuolo, presentato durante la conferenza.
L’ordinario scavo archeologico circoscritto ai soli addetti ai lavori si trasformerà in un originale cantiere aperto e comunicante, rappresentato da una struttura a forma di cubo che fungerà da elemento catalizzatore della partecipazione dei cittadini.
Questi ultimi, infatti, attraverso un’interfaccia video collocata su una facciata del cubo, potranno calarsi virtualmente nell’ambiente ipogeico insieme agli archeologi e monitorare in diretta, giorno dopo giorno, le fasi dello scavo.
Il sapere tecnico-scientifico si intreccerà con il sapere popolare. 
La Cooperativa Sociale Scurpiddu, infatti, durante le indagini nel sottosuolo, realizzerà un sondaggio di opinioni rivolto agli abitanti per raccogliere conoscenze pregresse, aspettative ed anedotti legati al misterioso mondo ipogeico, con il contributo attivo delle attività commerciali limitrofe al cantiere, coinvolte nel progetto quali soggetti promotori di canali partecipativi.
Gli operatori del G.A.A.S. e della Cooperativa Scurpiddu realizzeranno, inoltre, laboratori di costruzione pop up incentrati sul tema degli ipogei urbani, che vedranno il coinvolgimento dei bambini delle tre Scuole Elementari del Centro Storico: Santa Chiara, Pascoli e Parisi.
A rallegrare le tre settimane di cantiere, intorno al cubo graviterà il mitico “scazzamurill”, il simpatico e temuto spiritello domestico che da tempi ancestrali abita l’immaginario popolare locale, il quale ci condurrà mano per mano fino all’evento finale, atteso a conclusione dei lavori di indagine.
Non ci resta che aspettare e seguire il corso degli eventi, raccolti intorno al “cubo parlante”, come si faceva un tempo intorno al fuoco domestico, a raccontare e raccogliere storie, presagi e rinvenimenti.
Non sappiamo cosa emergerà dallo scavo ma di certo, in questo viaggio di scoperta, sotto strati di terra e macerie, ritroveremo lei, Fovea, la bella principessa imbrigliata in secolari trame rupestri, che dorme immemore nelle viscere della terra. 
Chiunque volesse far visita allo scavo in Piazza De Santis, è invitato a compilare il questionario di indagine sociale, magari sorseggiando un buon caffè, presso l’adiacente Bar 2000.

Di seguito riportiamo la favola ideata per l’occasione dalla Cooperativa Sociale Scurpiddu intitolata “Fovea e la città incubata”. Buona lettura!

LA FAVOLA DI FOVEA E LA CITTA INCUBATA


C’era una volta, tanti e tanti strati fa, in un tempo profondo, un piccolissimo villaggio fangoso e paludoso denominato Pantania che si ergeva fiero su uno specchio d’acqua dalle rive basse e acquitrinose.  Il luogo era pressoché deserto, allietato soltanto da una grande quercia e da qualche bue che andava ad abbeverarsi lungo il bacino imbrifero.
In questo estuario fangoso viveva  sperduta una bellissima fanciulla di nome Fovea. Aveva lunghi e folti capelli biondi come immensi campi di grano, la pelle scura come la terra e gli occhi verdi e luccicanti come erba bagnata di rugiada. Ogni alba ed ogni tramonto si domandava da dove venisse e se esistessero altri luoghi, altre vite, al di là dell’orizzonte e della sua angusta oasi. Con la testa pesante ed inclinata all’ingiù come anfora traboccante d’acqua, si sedeva lungo la riva dello stagno e lasciava cadere le sue lacrime sull’arido  terreno. Pianse così tanto che anno dopo anno, goccia dopo goccia, attorno a lei si formarono laghi e fiumi circondati da boschi, uliveti e fitti canneti. Ma Fovea era sempre più triste perché non poteva condividere con nessuno le bellezze del suo regno solitario, sempre così immobile ed uguale a se stesso.
 Un giorno come tanti, mentre la fanciulla si contemplava nelle acque dell’antico ruscelletto, la bocca melmosa del pantano  si allargò e con voce cavernosa le disse: “Sei bella come  ninfea selvaggia, galleggi immacolata  sopra le mie acque senza mai infangarti. Ma dentro sei come un giardino serrato che nessuno ha mai visitato .” La ragazza sobbalzò, quasi fosse stata punta al cuore da uno spillo.
“Ma tu chi sei che dalle acque torbide scruti nei miei più segreti pensieri?” disse sbigottita.
“Sono l’oracolo dell’acqua, sacro liquido primordiale da cui tutto si origina, vivo nelle profondità del pantano, nell’eterna tensione di specchiare immagini dentro di  me per scrutarne gli abissi. Per molti anni ho osservato la tua immagine riflessa nel mio specchio d’acqua e conosco ogni ombra e ruga della tua fronte accigliata. Fammi una domanda e ti risponderò “ disse la bocca della verità, conoscendo già i pensieri della fanciulla.  
Fovea abbassò i suoi occhi mesti. Ci pensò qualche secondo e con un ritrovato sorriso affermò: “Tu che prevedi l’avvenire degli uomini, dimmi, sono forse destinata a vivere per sempre in questo eremo solitario, lontana dai miei simili? Conoscerò mai il volto dei miei avi, le mie origini, ciò che esiste al di fuori di questo tempo immobile  e di questo spazio recintato? “
“Mia cara” rispose l’oracolo nel suo linguaggio criptico, sorridendo briosa dietro il velo dell’acqua “Ho atteso per tutti questi anni che tu mi ponessi queste domande. Adesso sei finalmente matura e pronta per cominciare il tuo viaggio di scoperta. Risponderò alle tue domande una ad una ma voglio che tu mi ascolti con attenzione.” E così dicendo le sue acque si fecero più limpide. Le dita affusolate di Fovea sfiorarono inconsapevolmente la sua fronte sempre più corrucciata. “Viaggio? Ma io non voglio viaggiare, voglio solo delle risposte” pensò Fovea seccata, emettendo un lieve sbuffo.
“Il passato è un’antica e pregiata  scatola chiusa, seppellita sotto strati e strati di polvere. Soltanto tu puoi scavare e riprenderti il tuo passato. Se riuscirai ad aprire la scatola, libererai e scoprirai il tuo futuro…il nostro futuro… ” continuò l’oracolo pronunciando frasi sempre più misteriose. “Sappi però che il tempo è una spirale lungo la quale passato e futuro sono intrecciati indissolubilmente. Lungo la spirale temporale gli strati circolari si allontano e si avvicinano come in una danza avvolgente ed ipnotica che ad ogni giro conduce avanti ed indietro, giù e sù.“  Fovea si fece pensierosa. “ Forse sarebbe stato meglio non fare domande e restare qui sola nel mio piccolo mondo familiare. L’oracolo si esprime in un modo per me incomprensibile” pensò tra sé e sé la fanciulla.
“Avvicinati” proseguì l’oracolo assottigliando la voce “lascia che ti sveli un altro  segreto. Il tuo orizzonte è limitato dai muri che tu hai costruito intorno a te. E’ per questo che non riesci a vedere oltre. Il tuo universo apparentemente piatto in realtà è curvo. In questa landa desolata tempo e spazio si  sono mescolati ed hanno dato vita ad una città concentrica avvolta su se stessa dentro un grande cubo. Come serpente raggomitolato dentro un cesto che attende il suo pifferaio per emergere sinuoso dal fondo, allo stesso modo Pantania è  una successione temporale e stratificata di città diverse arrotolate l’una dentro l’altra, una città incubata in attesa di qualcuno che la tiri fuori dal suo universo incastonato di scatole cinesi. La città futura si srotola e si distende nel passato. Solo tu puoi tirarci fuori di qui. Abbiamo bisogno l’una dell’altra.” Poi, increspandosi, aggiunse  “Se non verranno volti nuovi a rispecchiarsi nelle mie acque, mi prosciugherò per sempre ”.
“Pensavo volessi aiutarmi a ritrovare il mio passato, invece sei tu che hai bisogno del mio aiuto.”disse Fovea in lacrime, vedendo sfumare i suoi sogni come acqua evaporata dopo la pioggia.
“Non piangere piccola mia, lascia che ti spieghi!” esclamò l’oracolo con tono dolce e rassicurante, quasi materno.
“No, non voglio più ascoltarti. E poi, se vuoi saperlo, non riesco proprio a capire ciò che dici, parli in modo così  strano” si lasciò sfuggire la fanciulla in preda alla rabbia.
“ Non devi capire tutto adesso. La risposta alle tue domande l’avrai solo quando sarai arrivata in cima alla spirale. Ma prima di partire, siediti vicino a me. Lascia che ti racconti una storia” , annunciò l’oracolo,  “Tante lune fa, questa terra era un regno rigoglioso, crocevia di ricchi mercanti, pullulante di  facoltosi agricoltori e nobili famiglie che vivevano in palazzi sontuosi. Il suo nome era Federicia. Ma quel periodo d’oro non durò a lungo, purtroppo. Guerre, saccheggi, epidemie, terremoti distrussero buona parte dei suoi edifici e delle sue bellezze, al punto che gli abitanti sopravvissuti a queste sventure si convinsero che su di loro incombeva una terribile maledizione. Consultarono le masciare della zona che conoscevano formule magiche incomprensibili, adottarono le più disparate misure protettive  allo scopo di difendersi. Riponevano  forbici con le punte aperte o scope capovolte davanti all’uscio di casa, appendevano alle pareti delle loro abitazioni  oggetti d’oro a forma di ferro di cavallo, gettavano il sale davanti alla porta per allontanare gli spiriti maligni. C’era anche chi indossava collane di mascelle di riccio o chi si ingraziava l’uria della casa proferendo ogni giorno lodi alle loro malridotte abitazioni.  Ma a nulla valse tanto da farsi. Il regno continuava a subire razzie e scorribande senza tregua”. Fovea era rapita dal racconto dell’oracolo. Finalmente qualcuno le parlava delle sue origini lontane. Presa da un moto ansioso di curiosità, interruppe bruscamente l’oracolo e domandò :“Ma allora è andato tutto distrutto? Non esiste più nulla del regno dei miei avi?” . “Abbi pazienza Fovea” , replicò l’oracolo,  “ non ho ancora terminato la storia” . E così dicendo, proseguì: “Un giorno passò di lì un forestiero, uno strambo architetto che, venuto a conoscenza dei terribili avvenimenti che avevano colpito il regno di Federicia, annunciò agli abitanti di essere certo di avere la soluzione ai loro mali. Mostrò loro un grande cubo di color marrone  rugginoso, dello stesso colore della terra. Disse loro che l’unico modo per salvarsi era rifugiarsi dentro la sua massiccia costruzione cubica e aggiunse che, di certo,  lì dentro il male non vi sarebbe più penetrato. Gli abitanti disperati gli credettero ma non sapevano che quello che pensavano fosse un maleficio era soltanto opera dell’uomo e della natura mentre quello che credevano fosse la loro salvezza era in realtà un vero incantesimo che lo strano architetto venuto da lontano aveva lanciato loro, invidioso delle bellezze della città. Da allora il tempo si è fermato e gli abitanti di quell’antico regno, come racchiusi dentro lo scrigno di un vecchio carillon, continuano a girare e girare su una giostra di cavalli e carrozze, in un moto eternamente statico. Il tempo ha inghiottito tutto e tutti come un enorme buco nero, ricoprendo di polvere la città incubata, sulla quale poi sono sorte altre città. Ma nessuno sa che sotto, nelle viscere della terra, pulsa ancora la città nascosta che chiama e  pretende di essere scoperta. Solo tu lo sai, adesso ” .
-“Ma ci deve essere un modo per sciogliere l’incantesimo!” – esclamò concitata la fanciulla.
-“Si scioglierà solo quando qualcuno entrerà dentro il cubo magico a visitare la città incantata e, ripercorrendo strato dopo strato la spirale del tempo, riuscirà ad aprire dal di dentro la scatola cubica, dissolvendo la barriera che separa il dentro dal fuori. E’ l’unico modo per liberare il futuro della città. Solo allora la città di dentro e la città di fuori capiranno di avere un corpo unico ed un’anima sola. Cerca di capirmi Fovea. La tua felicità dipende da questo viaggio. Liberando la città di sotto libererai te stessa. Questo luogo è anonimo e desolato perché ha perso la sua anima, perché tu hai smesso di cercarla e ti sei accontentata della sua superficie piana. Sotto la pelle della città, invece, c’è tutto un mondo celato fatto di ombre e silenzi, di tesori nascosti e pozzi profondi .” Fece una breve pausa e poi  proseguì  “Lì sotto c’è la tua anima  ”.
“Adesso capisco” disse Fovea abbassando gli occhi, quasi a cercare un angolo in cui pensare, fissando  sciami di formiche uscire ed entrare freneticamente da un buco scavato nel terreno.  “Sono pronta per cominciare il viaggio”  aggiunse convinta.
“Bene. Sappi però che all’inizio ti sembrerà di girare a vuoto, di tornare indietro, ma sarà proprio dalla discesa che riprenderai la forza necessaria per affrontare il tornante successivo. Ad ogni giro ti capiterà di vedere le stesse cose ma ad un livello diverso, più ampie e mature.  Man mano che salirai  l’orizzonte della tua percezione si amplierà e vedrai ciò che al momento non riesci a vedere”, disse l’oracolo, continuando “Adesso ti pongo io una domanda: sei pronta ad accettare il cambiamento?”.  Fovea fece cenno di si con la testa. Nei suoi occhi umidi adesso vibravano tremule fiammelle ad illuminarle il volto. L’oracolo dell’acqua si fece d’un tratto silenzioso, poi spalancò la sua bocca torbida e risucchiò la fanciulla, spingendola nelle profondità delle acque pantanose.
Dopo una vertiginosa discesa lungo le vene sotterranee della città, giunse fino all’ estremità della spirale, perdendosi in un labirinto di grotte, tratturi, cunicoli, stretti corridoi e passaggi segreti che conducevano a stalle, case rupestri, botteghe di artigiani, fosse granaie, palazzi sontuosi con giardini, scuderie, fontane e vasche ricolme di pesci. Conobbe briganti, caprai, carrettieri, maniscalchi, sellai e scopari e poi ancora principi, cavalieri e nobildonne…ma questa  è un’altra storia. Fovea continuava a scendere e salire, a percorrere semicerchi e scale a chiocciola senza sosta. Mondi nuovi nascevano  lungo le linee ascendenti della spirale e sparivano un attimo dopo lungo le linee discendenti, per poi riapparire più ampi e rinnovati  al giro successivo. Era salita su una sorta di giostra o di altalena che pareva non fermarsi mai. Ad un certo punto, con grande sorpresa, si accorse che stava risalendo. Da quanto tempo vagava in quell’universo umido e buio, patinato di polvere e muffa? Forse 20 giorni o 4 secoli o solo pochi secondi…non le importava. Adesso, giunta finalmente al vertice della spirale,  vedeva le cose dall’alto, da una prospettiva diversa.  Tutto si faceva più chiaro. D’un tratto alzò gli occhi ed intravide una luce entrare da una fessura. Si arrampicò lungo una scala di corda che conduceva ad una botola quadrangolare. Allungò le mani sopra di sé e facendo forza con la testa e le spalle riuscì a sollevare il coperchio che, cigolando, si aprì ricadendo all’indietro. La fanciulla non credeva ai suoi occhi. Si sporse a mezzo busto dalla botola, guardandosi intorno sbalordita. Era ritornata al punto di partenza, vicino la vecchia quercia e al ruscelletto melmoso. Non si era mai mossa di lì in realtà, ciò che era cambiato era solo l’angolazione da cui osservava il mondo. Capì che le cose esistono a più livelli contemporaneamente, che la realtà visibile nasconde dentro di sé altre dimensioni che si rincorrono come dentro un gioco di specchi al cubo.
 L’incantesimo che incatenava la fanciulla e gli abitanti del regno invisibile era finalmente spezzato. Il tempo riprese a scorrere e Fovea non era più sola. L’antico e il nuovo convivevano fianco a fianco, diramandosi orizzontalmente e verticalmente, mescolandosi e fondendosi per poi ricomparire in sempre nuove fogge.
Gli abitanti della nuova città unificata la ribattezzarono “Foggia” per via della sua camaleontica capacità di rigenerarsi,  plasmarsi e assumere nuove e imprevedibili forme a seconda del punto da cui la si guardava.
Quel giorno vi fu una grande festa, un continuo saliscendi di gente che si spostava dal mondo di sotto a quello di sopra e viceversa. C’è chi dice che Fovea scelse come sua dimora il palazzo di un principe che aveva conosciuto nel suo viaggio sotterraneo.
 Oggi, a vederla da quassù, Foggia sembrerebbe un’unica lunga linea piatta lastricata di mattoni. Ma cambiando angolazione, abbassando appena appena  il capo in giù ed accostando l’orecchio al suolo, c’è chi giura di aver udito voci festose, rintocchi di campane e scalpitio di cavalli provenire dalle più profonde cavità della terra.

 Anna la Cecilia